Age of Worms

La Seconda Faccia del Male

Speleologia nelle oscure caverne dei Grimlock

Giorno e anno sconosciuti
Il Grimlock dagli occhi di pesce lesso è morto e l’altare di Erythnul è stato distrutto, ma riprendiamo da dove avevo lasciato l’ultima volta.

Scendiamo nella cattedrale oscura ed entriamo nella seconda porta, che, come anticipato nel diario del Chiesarolo di Hextor, ci porta a delle oscure caverne “del massacro”. Il suddetto “massacro”, però, è a nostro favore: io, il Contatto ed il Grosso dalle braccia lunghe facciamo stragi di qua e di là come se non ci fosse un domani. Alla fine di ogni grotta, il Chiesarolo di Pelor usa la bacchetta di Vigore inferiore per curarci e quindi riusciamo ad esplorare ogni zona delle caverne senza nessun reale rischio, con una sola eccezione. Durante l’esplorazione, scendiamo dentro un buco e poi arriviamo in una zona difficile da descrivere, a forma di U, che io ho ribattezzato “le caverne degli strangolatori”. Qui, c’è una oscurità che non tutti riescono a penetrare, veniamo bersagliati da arcieri Grimlock bravissimi nel nascondersi e lo speleologo moro viene assalito da due strangolatori e resta ferito gravemente; intervengo subito con la mia lancia facendo una ispezione alle tonsille di entrambi gli strangolatori e, qualche colpo di bacchetta di Vigore inferiore dopo, la situazione ritorna tranquilla, ma gli arcieri si sono ritirati nella caverna più profonda.

Arriviamo ad un incrocio con tre vie: una porta in alto, una è alla stessa altezza ed una scende in basso. Dopo aver fatto l’ennesima strage di Grimlock nella caverna in alto e dopo aver esplorato la caverna alla nostra stessa altezza (vuota, a parte resti umani variamente decomposti), scendiamo verso l’ultima caverna e qui le cose diventano difficili. Innanzitutto, scendere è molto difficile a causa dell’acqua e delle pareti scivolose, quindi il Contatto pensa bene di costruire un sistema di corde. Ma la cosa più preoccupante è una fitta oscurità che nessuno, eccetto il Chiesarolo con il diadema di Zosiel, riesce a penetrare. Ed è qui che il Contatto ha una genialata: travestirsi da Grimlock, scendere giù e far esplodere tutto. L’idea piace a tutti e quindi ci diamo da fare per realizzarla.

Operazione Gennaro 2.0. Travestito da Grimlock (femmina) e con la lingua tagliata, il Contatto scende giù nella caverna più profonda ed incontra un’area sotto l’effetto di Silenzio e di energie profane. Scendendo ancora, vede una grande caverna, con un fuoco davanti a lui, sorvegliato da dei Grimlock con una maschera di bronzo in faccia e delle lance in mano, un Grimlock molto grande alla sua destra, armato di tutto punto, delle stalattiti molto fitte qui e là, un rialzo di 3 metri sopra il quale ci sono altri Grimlock, tra cui uno armato d’arpione ed altri Grimlock alla sua sinistra. Si avvicina al fuoco ed inizialmente il suo camuffamento regge, poi però si avvicina incautamente al Grimlock grosso, senza rendersi conto di aver commesso un errore: non si è inginocchiato di fronte al fuoco, un rito religioso che tutti i Grimlock di quelle caverne erano tenuti a fare. Il Contatto si è un po’ distratto: avrebbe dovuto utilizzare meglio le sue abilità per percepire le intenzioni dei Grimlock a guardia del fuoco, intuendo che qualcosa non andava. Ma c’è stato anche un errore, più grave, da parte nostra: prima di scendere, avremmo dovuto tenere in considerazione il fatto che nessuno di noi aveva detto a tutti le tradizioni e le usanze dei Grimlock, quindi questo avrebbe potuto facilmente smascherare il camuffamento. Avrei dovuto chiedere al Chiesarolo di Pelor se ricordava qualcosa di tradizioni Grimlock: mi ritengo in parte responsabile di quanto accaduto. Fortunatamente, tutto si risolve per il meglio ed il Contatto riesce a gettare l’esplosivo nel fuoco e a darsela a gambe levate, con l’esplosione alle sue spalle che lo ferisce gravemente, facendo a pezzi il camuffamento, ma d’altro canto fa esplodere molti Grimlock a guardia del posto. Operazione Gennaro 2.0 conclusa con successo.

Una volta ammorbidite le difese, scendiamo di prepotenza e sfondiamo tutti i Grimlock restanti, incontrando solo un po’ di difficoltà dal Grimlock con l’arpione, che però il Moro elimina con una granata acida. Potenziato dalla musica del Grosso agile, mi getto direttamente sul Grimlock di Erythnul e, prima che possa fare qualsiasi cosa, lo prendo in lotta e lo uccido. Mentre sta per morire, delle rune arcane si illuminano sul suo corpo, per poi esplodere, ma riesco ad accusare il colpo. Non ho dubbi su chi abbia messo quelle rune: è stato il Senza Volto. Il resto del massacro finisce con tranquillità. La spedizione speleologica ha termine non appena distruggo l’altare di Erythnul, facendo scomparire l’oscurità profonda. Una freccia, però, colpisce la spalla del Grosso agile e sulla freccia vi è un messaggio: “Ti attendo nel labirinto, fratello”. Provo ad inseguire l’arciere, ma è tutto inutile.

Ultime riflessioni. Dopo esserci curati ed aver racimolato un bel po’ di roba, ragioniamo assieme sul da farsi: adesso, anche la seconda faccia del male è stata sconfitta. Resta solo l’ultimo nemico, quello di cui tutti abbiamo più timore: la Terza Faccia del Male, il discepolo di Vecna che tutti chiamano il “Senza Volto”. Le nostre risorse magiche sono al limite, ma il Moro ha una soluzione: possiamo morire, per poi rinascere utilizzando il rituale dei druidi. In questo modo, ritorneremmo tutti con la batteria carica, ma questo ha purtroppo due svantaggi: (1) nessuno di noi avrà più una chance di ritornare in vita se venissimo uccisi; (2) rischiamo di perdere una parte di noi stessi se non completeremo la missione che ci verrà imposta dall’alto, che sarà senz’altro difficile. Siamo davvero al limite? Siamo davvero certi che “bruciare” il rituale druidico sia l’unico modo per affrontare il labirinto? Nessuno sa rispondere, ma dobbiamo decidere.

Eppure, più andiamo avanti in questa storia, più le cose si fanno complicate. Per un attimo, mi viene un leggero presentimento, quasi un’ombra di un pensiero… come se il Senza Volto avesse macchinato tutto e noi fossimo delle pedine nelle sue mani, come se stessimo esattamente giocando al suo gioco. Mi sembra di ricomporre un puzzle, di ricostruire un meccanismo, ma ogni volta manca un pezzo. Ma di una cosa sono certo: l’ultimo pezzo del puzzle, il fulcro centrale del meccanismo, è dentro quel labirinto ed è lì che, in un modo o nell’altro, dobbiamo andare.

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